Testo: Rachel Marie Paling, Efficient Language Coaching 2013©

Negli ultimi anni sembra stia prendendo piede una nuova tendenza: quella del “coaching linguistico” (language coaching) insieme a insegnanti e formatori che si autodefiniscono dei “language coach”. Il presente articolo si propone di chiarire cos’è il coaching linguistico e suggerisce come quest’ultimo debba essere inteso e classificato all’interno dell’odierno panorama educativo.

L’articolo esplorerà, in primo luogo, le singole definizioni di to teach (insegnare), to train (addestrare, formare) e to coach (fare coaching). Dopodiché si soffermerà sull’insegnamento e sulla formazione linguistica con una breve carrellata dei punti salienti della storia dell’insegnamento della lingua inglese. In seguito, verrà affrontata la questione del coaching linguistico per capire cosa esso sia in realtà, per poi passare a una fase successiva in cui si esamineranno le differenze tra language training/teaching (training/insegnamento linguistico) e language coaching (coaching linguistico). Infine, l’articolo suggerirà in che modo il coaching linguistico debba ora essere classificato e come la certificazione e l’accreditamento stiano acquisendo sempre più maggiore importanza ai fini del riconoscimento del tipo di formazione e delle competenze realmente possedute da un individuo.

Va notato che l’autore di questo articolo non ha alcuna intenzione di muovere delle critiche verso l’insegnamento, il training o il coaching  linguistico: la sola intenzione del presente articolo è quella di esplorare le differenze e stimolare una maggiore consapevolezza riguardo alla definizione e alla potenziale delineazione di ciascun ambito, allo scopo di consentirne una migliore comprensione, categorizzazione e classificazione.

Le singole definizioni

Prima di partire con la discussione di cosa siano training, insegnamento e coaching linguistico, è interessante verificare quali sono le definizioni che ci propone un dizionario classico per i verbi to train (addestrare), to teach (insegnare) e to coach (fare coaching) .

Qui di seguito le definizioni proposte da diversi dizionari online della Oxford:

TO TEACH

  • impartire conoscenza o istruire (qualcuno) su come fare qualcosa;
  • fornire informazioni su o istruzioni in (una materia o abilità);
  • lavorare come insegnante;
  • fare in modo che (qualcuno) impari o capisca qualcosa attraverso l’esempio o l’esperienza;
  • incoraggiare qualcuno ad accettare (qualcosa) come dato di fatto o principio;

TO TRAIN

  • insegnare (a una persona o a un animale) una particolare abilità o un tipo di comportamento per     mezzo di una pratica e un’istruzione prolungate;
  • ricevere un addestramento per mezzo di una pratica e un’istruzione prolungate;

TO COACH

  • addestrare o istruire (una squadra o un giocatore);
  • impartire (a qualcuno) un insegnamento supplementare o privato;
  • insegnare (una materia o uno sport) in veste di allenatore;
  • spronare o incoraggiare (qualcuno) per mezzo di istruzioni;

Tra i sinonimi di to coach troviamo: counsel (consigliare), lead (guidare), mentor (fare da mentore), pilot (dirigere), shepherd (guidare), show (mostrare), tutor (dare lezioni private).

Come si può vedere dalle definizioni di to teach (insegnare), to train (addestrare) e to coach (fare coaching), tra di esse esiste un notevole grado di sovrapposizione, da cui la confusione nell’uso pratico di tali termini. Sulla base di tali definizioni, tuttavia, si potrebbe concludere che il teaching è la trasmissione di un sapere, vale a dire il trasferimento di conoscenze dalla persona che conosce l’argomento (insegnante) al discente, mentre il training è un tipo di insegnamento che incorpora una pratica e un’istruzione prolungate; il coaching sembra incorporare sia il primo che il secondo, ma con un ulteriore senso di insegnamento supplementare, mirato o specialistico, ovvero con un aspetto più personalizzato.

Si potrebbe dunque riassumere il tutto dicendo che il teaching è l’elemento fondamentale che sta alla base sia del coaching che del training ma, mentre quest’ultimo si basa su una pratica prolungata, il coaching ha un aspetto più umano, individualizzato e  mirato.

Fatta questa precisazione, consideriamo ora insegnamento linguistico e coaching linguistico separatamente.

[…]

L’insegnamento nel senso più ampio del termine

Se guardiamo ora al quadro più ampio che sottende l’insegnamento, troviamo un insegnante che trasmette delle conoscenze linguistiche, interamente rappresentato come soggetto attivo e responsabile dell’intero processo di trasmissione, e un apprendente destinatario di tali conoscenze, rappresentato come soggetto passivo mentre ascolta e incamera informazioni e attivo mentre parla o scrive. In un simile contesto, l’insegnante è la chiave, il punto centrale, l’addetto al controllo: egli guida il discente attraverso il materiale didattico fornendogli direttive e istruzioni. Un processo, questo, che viene talvolta ostacolato dal fatto che, nonostante l’insegnante trasferisca le proprie conoscenze al discente, quest’ultimo arriva sì a conoscere la lingua, ma è poi incapace di farne un uso pratico, per cui il divario tra l’assunzione passiva di nozioni e il loro utilizzo attivo nella vita reale può spesso risultare estremamente ampio.

Il processo di insegnamento ruota in genere attorno a un manuale particolare o a un insieme predefinito di materiali, i quali vengono seguiti in ordine rigoroso secondo un processo di costruzione progressiva, mentre lo stile è – come abbiamo già accennato – di tipo direttivo, illustrativo, istruttivo e spesso forzato. Quest’ultimo può anche comportare un approccio piuttosto formale o formalizzato, dove il rapporto tra docente e discente può risultare distante e impersonale, con l’insegnante che impersona uno status superiore e una totale noncuranza rispetto al carattere socioculturale del discente, per cui quest’ultimo può talvolta trovare difficile relazionarsi con l’apprendimento. Infine, la questione costi/efficacia spesso non viene mai sollevata.

Un elenco sintetico e realistico relativo all’insegnamento potrebbe includere i seguenti punti:

  • direzionale
  • passivo
  • legato a un libro (segue i capitoli e l’ordine imposto da un manuale)
  • il docente assume il ruolo di esperto denotando uno status superiore
  • istruttivo e forzato
  • dimostrativo
  • spesso implica un approccio più formale
  • poco efficace in termini di costi e privo di tale consapevolezza
  • spesso non tiene conto del contesto sociale e dell’interazione culturale del discente
  • rivolto a gruppi (in genere formati a caso, non indirizzato al singolo)
  • il rapporto tra insegnante e studente non è così stretto, né si tratta di un’esperienza reale o personalizzata
  • talvolta potrebbe essere descritto come un processo essenzialmente univoco
  • spesso si limita ai materiali o ai libri utilizzati
  • spesso la materia è obbligatoria, per cui l’insegnante è interessato all’argomento e lo studente no!

Nessuno dei suddetti punti è di per sé negativo: si tratta solo di osservazioni su ciò che accade nella pratica dell’insegnamento in generale e quindi nell’insegnamento delle lingue. Va inoltre notato che alcuni studenti preferiscono e seguono la struttura dei metodi di insegnamento classici, mentre altri potrebbero preferire approcci diversi. 

Il coaching linguistico nel senso più ampio del termine

Dopo aver esplorato l’insegnamento linguistico, si tratta ora di chiederci cosa sia il coaching linguistico. Innanzitutto, guardando al “coaching”, negli ultimi dieci anni notiamo un fenomenale sviluppo di questa professione, che è passata dall’ambito sportivo a quello aziendale. Al giorno d’oggi esiste il coaching quasi per tutto: dal “life coaching” al “business coaching”, fino allo “health coaching”. I tentativi di federazioni non-profit e organizzazioni (come la International Coaching Federation) di introdurre degli standard professionali ed etici in questo settore in rapida espansione sono giustificati dal fatto che i clienti hanno bisogno di sapere se coloro che si definiscono dei “coach” siano stati in effetti sviluppati, formati e certificati da organismi di formazione riconosciuti.

Dunque la domanda è:  perché dovrebbe essere diverso per il mondo delle lingue?

Forse al momento il vero problema è la mancanza di comprensione e la confusione su cosa sia il coaching linguistico. Chiaramente quest’ultimo deve basarsi su una solida trasmissione di conoscenze linguistiche, per cui la persona che impartisce tali conoscenze deve possedere delle basi teoriche e grammaticali della lingua oggetto di studio. In aggiunta a questo, però, nel processo di trasmissione di tali conoscenze vengono poi integrati i principi tradizionali del “coaching”. In teoria, quindi, il coaching linguistico nel senso più ampio del termine si presenta come un misto tra un contesto di insegnamento o formazione linguistici corredato dai principi e dall’etica delle “pratiche di coaching tradizionali”.

E quali sarebbero questi principi tradizionali del coaching che pervadono il processo di trasmissione della lingua? Innanzitutto è fondamentale il processo di definizione degli obiettivi: la capacità del coach e del suo cliente di fissare obiettivi e traguardi su cui lavorare su un arco di tempo definito durante il quale il cliente si impegnerà a raggiungere gli obiettivi in questione.

Un coach linguistico deve essere esperto nel guidare il cliente attraverso un processo di definizione degli obiettivi allo scopo di comprendere appieno cos’è che quest’ultimo desideri, o meglio, per capire di cosa abbia bisogno per imparare e in che lasso di tempo. Poi, una volta fissati gli obiettivi, sia il coach che il cliente metteranno in atto le necessarie azioni e strategie che aiuteranno il cliente a raggiungere al meglio gli obiettivi che si è prefissato.

L’arte di intrattenere conversazioni nello stile del coaching è anch’essa un requisito e un’arte che pertiene al “coaching”, così come lo è la comprensione relativa alla motivazione e all’impegno del cliente. Le sessioni di coaching vengono dunque strutturate e orientate verso il raggiungimento degli obiettivi e arrivata la scadenza del periodo di tempo prefissato, il coach verifica insieme al cliente se gli obiettivi siano stati effettivamente raggiunti; e se non lo sono stati, allora si indaga ulteriormente su cosa sarebbe necessario per il pieno raggiungimento degli obiettivi esistenti stabilendo, in tal caso, una nuova serie di obiettivi.

Nelle diverse fasi del processo di coaching vengono talvolta utilizzati acronimi e modelli mutuati dal coaching, sia per creare consapevolezza nel cliente che per aiutarlo a riconoscere le proprie emozioni o intuizioni. E nello stesso contratto di coaching, costituito da una serie di orientamenti etici, come ad esempio la riservatezza, nonché da principi di coaching quali quelli stabiliti dalla International Coaching Federation negli Stati Uniti, come “la fiducia e l’intimità” o la cosiddetta “coaching presence”, tutto quanto diventa parte integrante del “coaching linguistico” nel senso più ampio del termine.

Diamo ora uno sguardo al “coaching linguistico” dal punto di vista delle sue caratteristiche intrinseche. Già il fatto che si tratti di “coaching” presume un ruolo e un apprendimento del cliente più attivi. L’empatia del coach verso il cliente è essenziale, così come la capacità del coach di adeguarsi al cliente e alla sua maniera di apprendere, personalizzando e adattando ogni cosa. Il feedback e la conferma continui contribuiscono poi a creare un’atmosfera di apprendimento ottimale e compito del coach è anche quello di mantenere il cliente motivato e interessato. In genere non è necessario alcun libro e le nozioni vengono trasmesse per mezzo di conversazioni in stile coaching libere e aperte, le quali stimolano e favoriscono la riflessione. Talvolta il coach può utilizzare dei materiali specifici, accuratamente selezionati allo scopo di concentrarsi sugli obiettivi da raggiungere. Coach e cliente godono entrambi di pari dignità, ma in questo caso il cliente diventa realmente padrone del proprio apprendimento e del processo attraverso cui questo si attua, assumendosi altresì la responsabilità di imparare. Infine, nel coaching linguistico, il rapporto costo/benefici assume spesso un’importanza particolare, dal momento che gli obiettivi vanno raggiunti entro un periodo di tempo determinato e ciò conferisce all’intero processo di apprendimento una vera e propria consapevolezza relativa ai costi.

Un elenco sintetico e realistico relativo al coaching linguistico metterebbe in luce i seguenti punti:

  • apprendimento attivo
  • la motivazione assume la massima priorità
  • l’empatia è importante
  • il cliente diventa padrone e si assume responsabilità
  • in genere non viene utilizzato alcun libro
  • uno degli obiettivi è massimizzare le potenzialità dello studente
  • l’insegnamento in sé è ridotto al minimo
  • il coach è capace di adattarsi al cliente
  • coach e cliente godono di pari dignità
  • il coach è capace di mantenere il cliente interessato, motivato, valorizzato e impegnato
  • si è consapevoli di certi limiti
  • attenzione al rapporto costi/benefici
  • feedback e conferme continui
  • flessibilità e autonomia
  • personalizzato e mirato al cliente
  • risponde alle esigenze del cliente
  • stimola la riflessione

Le differenze tra training o insegnamento linguistico e coaching linguistico

Una volta esposti gli elementi che caratterizzano rispettivamente l’insegnamento linguistico e il coaching linguistico, la loro giustapposizione ci permette di vederne più chiaramente le differenze.

Mentre nell’insegnamento linguistico lo studente riveste classicamente un ruolo passivo, nel coaching linguistico egli diventa molto più attivo assumendo una maggiore responsabilità nei confronti del proprio processo di apprendimento. Un’importanza fondamentale è rivestita dal concetto di “padronanza”, ove lo studente si ritrova in una posizione di potere in quanto a capo e padrone del processo stesso. Ciò, a sua volta, contribuisce a far aumentare la motivazione e l’impegno verso l’intero processo, dal momento che tutto viene ricondotto alla responsabilità che lo studente si assume nei confronti dell’apprendimento e del processo secondo cui questo avviene.

Mentre l’insegnamento linguistico è molto più direzionale, istruttivo e forzato, il coaching linguistico presuppone un processo più flessibile e adattabile, che non è affatto direttivo, ma che si sviluppa soprattutto attorno a conversazioni e dialoghi paritari, permettendo così al cliente di assimilare, e quindi mettere subito in pratica, le conoscenze acquisite.

L’insegnamento linguistico è tradizionalmente legato a un manuale, mentre il coaching linguistico tende più a uno stile libero che non segue un libro o un ordine fisso di argomenti trattati, ma è rivolto soprattutto alle esigenze del cliente e al miglior modo per poterle soddisfare con rapidità e facilità attraverso tutta una serie di conversazioni o azioni adatte al suo caso. Può succedere che vengano utilizzati dei materiali specifici o che si faccia riferimento a parti di un manuale allo scopo di consolidare o portare degli esempi, ma ancora una volta questo dipende dalle specifiche esigenze o preferenze del cliente o del coach in vista del raggiungimento degli obiettivi prefissati.

L’insegnante riveste molto spesso il ruolo di esperto nel processo di insegnamento della lingua, denotando in genere uno status superiore, mentre il coach linguistico agisce come un pari assoluto, pienamente cosciente dei propri limiti e pronto a palesarli se necessario. Il coach linguistico è inoltre consapevole dei concetti di etica e riservatezza e crea un’atmosfera di fiducia che permette al cliente di affrontare temi e argomenti delicati nella consapevolezza che tutte le informazioni rimangono all’interno della sessione: un aspetto di fondamentale importanza nel caso di clienti aziendali o professionisti che magari stanno usufruendo di alcune sessioni di coaching linguistico allo scopo di migliorare il loro vocabolario professionale e praticare la lingua.

Il coaching linguistico crea anche le condizioni per un approccio esperienziale, realistico e personalizzato quando invece l’insegnamento spesso non tiene conto né del contesto sociale o altri aspetti culturali relativi al cliente né della maniera in cui quest’ultimo potrebbe trovarsi a interagire in determinati contesti socioculturali. Come già accennato, il coaching linguistico è orientato verso un approccio fatto su misura e adattato al cliente e tende, decisamente, verso un processo di apprendimento molto più individualizzato e personalizzato.

Infine, il coaching linguistico offre anche un codice etico e dei principi che ben si adattano al mondo degli affari e delle imprese, conferendo alle sessioni un senso di fiducia, intimità e riservatezza.

Coaching neurolinguistico™ : il coaching linguistico attraverso le neuroscienze

Il nuovo metodo o approccio del “coaching neurolinguistico” è stato introdotto da Rachel Marie Paling, l’autrice del presente articolo. Si tratta di un ibrido tra un metodo e un approccio in quanto esso non si limita a includere nel processo di trasmissione delle conoscenze linguistiche i principi tradizionali del coaching, ma incorpora anche alcuni aspetti delle neuroscienze e uno stato di apprendimento ideale, che su di esse è bastato, ovvero uno stato che viene esplorato attraverso la conoscenza del sistema limbico e del funzionamento del cervello. Attraverso la piena consapevolezza e il riconoscimento del fatto che non esistono due cervelli uguali, il coach linguistico è quindi in grado di adattarsi al particolare cliente che ha davanti riuscendo a individuare il modo in cui egli si relaziona, impara e immagazzina nella sua memoria a lungo termine le informazioni che il coach gli trasmette. Forse questa è la prima volta in glottodidattica che il processo di apprendimento si concentra veramente sulla capacità del singolo studente di imparare in considerazione della diversità di ciascun cervello e dei principi neuroscientifici che sono alla base di tale processo. A fianco a questo nuovo approccio che incorpora i principi del coaching nel processo di apprendimento, esiste poi tutta una serie di materiali sistematici ordinati in base alle conoscenze relative al funzionamento della mente umana i quali possono essere utilizzati come metodo per un apprendimento graduale. Va da sé, inoltre, che l’intero processo può essere migliorato con la combinazione e l’aggiunta di tutti i metodi e gli approcci esistenti per l’insegnamento delle lingue.

Il coaching neurolinguistico si concentra, inoltre, su particolari aspetti del processo di apprendimento linguistico raggruppando e suddividendo sistematicamente il materiale in una maniera più agevole per il cervello contribuendo a un processo di apprendimento non solo più efficiente ma anche più efficace sul lungo termine e quindi anche con un miglior rapporto costi/benefici.

Il coaching neurolinguistico si concentra, inoltre, su particolari aspetti del processo di apprendimento linguistico raggruppando e suddividendo sistematicamente il materiale in una maniera più agevole per il cervello contribuendo a un processo di apprendimento non solo più efficiente ma anche più efficace sul lungo termine e quindi anche con un miglior rapporto costi/benefici.

Il coaching neurolinguistico non ha nulla a che fare con la psicoterapia, la programmazione neurolinguistica (PNL) o qualsiasi altro processo psicologico. Alla base del coaching neurolinguistico ci deve essere e c’è la trasmissione di conoscenze linguistiche: il “processo di insegnamento” viene rinforzato, focalizzato, rinvigorito e personalizzato attraverso gli aspetti del coaching, e successivamente fortificato e consolidato attraverso gli aspetti delle neuroscienze. Al centro del coaching neurolinguistico ci sono concetti quali “le 3 M”, “le 5 C” e il “modello PROGRESS”.

Classificazione e certificazione del coaching linguistico

Sulla base di come abbiamo appena descritto e definito il “coaching linguistico”, si pone ora il seguente problema: è davvero sufficiente per un insegnante di lingua qualificato o dotato di sola esperienza autodefinirsi un coach linguistico?

È interessante notare come il mercato si stia sviluppando in una direzione tale che è tuttora molto comune per insegnanti di lingue e formatori autodefinirsi “coach linguistici” pur non possedendo alcuna qualifica formale o una formazione in quanto coach.

Viene dunque da chiedersi se clienti, coach o aziende siano poi davvero in grado di distinguere tra una persona che possiede veramente una qualifica o una formazione come coach – che quindi incorpora nel processo di apprendimento linguistico – e una persona che non ce l’ha. Questo è uno dei motivi principali, nonché il principio ispiratore, della creazione di una certificazione per coach linguistici.

Da questo punto di vista, il titolo di “coach linguistico” può dunque essere considerato come un passo in più per un insegnante di lingua o formatore, in quanto prevede l’ulteriore acquisizione di competenze di coaching che servono poi a potenziare il processo di apprendimento linguistico. Tale distinzione, a sua volta, chiarisce ancora meglio cosa significhi essere un coach linguistico e prende le distanze, per esempio, dall’utilizzo che si fa della parola “coach” in ambito sportivo. Ironia della sorte, nel mondo dello sport i coach sportivi stanno aspirando al loro passo successivo che è quello di essere degli “insegnanti” qualificati, mentre nel mondo dell’insegnamento delle lingue si procede in senso contrario, ossia si sta passando da “insegnanti” a “coach”.

Quel che è certo è che il coaching linguistico sta conferendo una nuova dinamica al campo dell’insegnamento delle lingue. Siamo assolutamente agli inizi di tale dinamica e spero che questo articolo aiuti a chiarire e delineare concetti quali “coaching linguistico” e “coaching neurolinguistico” o cosa significa essere un “coach linguistico”. Se consideriamo che il mondo diventa sempre più piccolo e la globalizzazione incalza, chiaramente abbiamo bisogno di dinamiche diverse che consentano a tutti noi di imparare le lingue più velocemente e facciano in modo che parlare una lingua straniera diventi una realtà normale per tutti.

Rachel Marie Paling, 14 agosto 2013, Efficient Language Coaching® (traduzione italiana: Luca Toma)

Bibliografia e letture consigliate

A History of English Language Teaching, seconda edizione, a cura di A. P. R Howatt e H. G. Widdowson, Oxford University Press, 2004 .

Documento  pubblicato nel settembre 2001 dal titolo: Language Teaching Methodology, di Theodore S. Rodgers (professore emerito dell’Università delle Hawaii).

Coaching with the Brain in Mind, di David Rock e Linda J.Page, 2009.

Neuroleadership Journals, The Neuroleadership Institute.